L’occhio di Bill: “Spider” di David Cronenberg

L’occhio di Bill: “Spider” di David Cronenberg

SPIDER di David Cronenberg (Can.-Fr.-GB 2002, Drammatico, 101’)

Dal romanzo omonimo di Patrick McGrath (1990), che l’ha anche sceneggiato insieme al regista, è un atroce viaggio per immagini nella mente di Dennis Cleg, detto “Spider”, che ritorna, dopo molti anni passati in cura in un ospedale psichiatrico, nel quartiere dove aveva trascorso l’infanzia,. Lo accoglie la struttura di reinserimento gestita da Mrs Wilkinson, nella quale vegetano psicotici di diverse età. Lentamente, tra frasi sconnesse scritte su un quaderno e ricordi interpolati, Dennis ricostruisce, insieme allo spettatore, i fatti che hanno portato al suo internamento. 

La parola schizofrenia (crasi delle parole greche schízō, ‘io divido’, e φρήν phrḗn, ‘cervello‘) non si pronuncia mai nel 16° film del canadese Cronenberg che, ad oggi, è forse la migliore opera cinematografica a trattare questa malattia. Dopo le geniali invenzioni plastiche e figurative con cui negli anni precedenti aveva indagato la mostruosità, Cronenberg punta qui su uno stile scarno e algido (ma non piatto, grazie anche alla fotografia di Peter Suschitzky) che forse fa di Spider una delle sue opere più dure: la realtà è già di per sè talmente mostruosa e terrificante che, talvolta, l’unica via di fuga sembra essere la pazzia. E’ un film in cui è necessario leggere tra le righe (o, se si preferisce, guardare tra i fotogrammi) per poterlo apprezzare fino in fondo. Alta prova di recitazione da parte di tutti gli interpreti, tra i quali spicca Miranda Richardson, che delinea sapientemente tre diversi personaggi. Distribuito in Italia da Fandango.


L’occhio di Bill è una rubrica di recensione cinematografica tenuta da Samuele Mortaresi, appassionato e studioso di cinema, socio di Mamado Aps